ClaimBack assiste le aziende, professionisti ed enti nella gestione di fatture non pagate e crediti insoluti, avviando un’attività di sollecito stragiudiziale e, se necessario, azioni giudiziarie mirate per ottenere il pagamento.
Il recupero crediti è l’insieme di attività volte a ottenere il pagamento di fatture insolute o somme non pagate da un debitore. Può avvenire in via stragiudiziale (solleciti bonari, contatti diretti) o in via giudiziale (azioni legali come il ricorso per decreto ingiuntivo ed il pignoramento).
Il recupero stragiudiziale punta a una soluzione rapida e bonaria tramite lettere, PEC e contatti telefonici. Se il debitore non paga, si passa al recupero giudiziale con un’azione legale davanti al tribunale.
Un recupero stragiudiziale può concludersi in poche settimane. Se occorre agire in giudizio, i tempi variano da alcuni mesi a oltre un anno, a seconda della complessità del caso.
Il modello di ClaimBack si basa sul principio “No Recovery, No Fee”: ClaimBack ha diritto al compenso solo in caso di recupero parziale o totale dei crediti, con commissioni proporzionate agli importi recuperati. In casi specifici possono essere applicati costi per l’attivazione pratica concordati preventivamente con il cliente.
No. ClaimBack adotta procedure professionali e rispettose, mirate a ottenere il pagamento preservando i rapporti commerciali ove possibile.
I professionisti di ClaimBack vantano una comprovata esperienza nel recupero crediti e nella gestione dei contenziosi. Grazie al supporto di ClaimBack professionisti e imprese possono esternalizzare la gestione e il recupero del credito riducendo tempi e costi. In questo modo ClaimBack consente ai suoi clienti di concentrarsi sul proprio business senza doversi occupare della gestione dei crediti insoluti.
ClaimBack analizza gratuitamente il portafoglio di crediti del cliente. Dopo aver concordato i termini e le condizioni della collaborazione, ClaimBack inizia tempestivamente le attività volte al recupero mediante solleciti stragiudiziali. Se il debitore non paga, valuta con il cliente le azioni giudiziali più efficaci.
Sono sufficienti fatture, estratti conto e contratti.
ClaimBack informerà il cliente che deciderà se accettare la proposta del debitore, rifiutare o avanzare una controproposta. I professionisti di ClaimBack aiuteranno il cliente nel prendere una decisione consapevole, mettendo a disposizione tutte le informazioni disponibili e fornendo anche una consulenza sui possibili rischi di insolvenza e vantaggi.
Sì. ClaimBack è strutturata per gestire grandi portagli di crediti insoluti permettendo ai clienti esternalizzare le attività e ottimizzare tempi e costi.
ClaimBack redige una relazione motivata che spiega l’inesigibilità del credito. Questo documento può essere utilizzato anche a fini fiscali.
Sì, grazie a una rete internazionale di partner specializzati ClaimBack opera a livello internazionale permettendo ai propri clienti di recuperare i crediti insoluti anche in altre giurisdizioni.
Il procedimento ordinario di recupero crediti consiste nell’accertamento, da parte del giudice, della natura e dell’esigibilità del credito, con l’obiettivo di ottenere una sentenza di condanna che obblighi il debitore a pagare quanto dovuto. Prima di adire le vie giudiziali, la procedura è di norma preceduta dalla messa in mora del debitore e da eventuali tentativi stragiudiziali di sollecito al pagamento.
Per recupero credito stragiudiziale si intendono tutte quelle attività finalizzate a portare il debitore a chiudere il proprio debito in via bonaria, attraverso sollecitazioni scritte e verbali. Mentre per recupero giudiziale si intendono quelle attività legali, eseguite da Avvocati professionisti attraverso l’iter delle normative vigenti e sottoposte al giudizio del tribunale competente.
Il decreto ingiuntivo è un provvedimento emesso dal giudice, su richiesta del creditore, che intima al debitore di adempiere pagando la somma oggetto del credito. Decorsi i termini – generalmente 40 giorni dalla notifica – senza che il debitore provveda al pagamento o proponga opposizione, il decreto diventa esecutivo e consente al creditore di avviare rapidamente procedure di pignoramento sui beni del debitore.
Il debitore può opporsi entro 40 giorni con atto di citazione. In tal caso si apre un procedimento ordinario.
È l’intimazione formale di pagamento entro 10 giorni sulla base di un titolo esecutivo (ad esempio decreto ingiuntivo o cambiale). Se non viene rispettato, segue l’esecuzione forzata.
Sì. La cambiale è titolo esecutivo e consente subito la notifica di precetto e l’avvio del pignoramento.
È una procedura stragiudiziale obbligatoria per crediti sotto i 50.000 euro, in cui le parti tentano di raggiungere un accordo assistite dai propri avvocati.
Sì. Gli interessi decorrono automaticamente dal giorno della scadenza dell’obbligazione pecuniaria, anche senza necessità di costituzione in mora. È possibile pattuire contrattualmente tassi diversi da quello legale (nel rispetto delle soglie antiusura).
Il MEF lo aggiorna ogni anno. Dal 1° gennaio 2025 è pari al 2% annuo.
Per verificare i requisiti di deducibilità delle perdite in caso di crediti insoluti è necessario fare riferimento all’articolo 101 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). Sono da considerarsi deducibili, tra le altre, le perdite su crediti di modesto valore (elemento da calcolarsi facendo riferimento al fatturato aziendale), su crediti in prescrizione o collegati a dichiarazioni di fallimento, derivanti da debitori assoggettati a procedura concorsuale o che abbiano concluso un accordo di ristrutturazione debiti. La definizione di modesto importo è definita con rigore dal legislatore e si configura in:
* fino a € 2.500 per imprese con fatturato inferiore a 100 mln;
* fino a € 5.000 per imprese con fatturato superiore a 100 mln.
Sì. La relazione può costituire documento valido per la defiscalizzazione, se accompagnata dagli altri requisiti previsti dal TUIR.
Al fine di essere maggiormente tutelati, si possono prevedere nel contratto caparre, penali, pegni, ipoteche, fideiussioni o garanzie a prima richiesta, per ridurre il rischio di inadempimento.
Sì. Devono essere autorizzate dalla Questura (ex art. 115 TULPS), che rilascia una licenza valida per svolgere attività di recupero crediti.